IA Music Alternative Sound nasce su YouTube nel giugno 2024. Ma la sua storia comincia prima, con la passione per la scrittura, la curiosità per la musica e una vecchia batteria acustica. L’intelligenza artificiale è arrivata dopo, quando ho scoperto che, con un computer e tanta voglia di imparare, potevo finalmente provare a trasformare le mie parole in canzoni. Questa è la storia di come ci sono arrivato, senza sapere dove mi avrebbe portato.
Prima di tutto, una vecchia batteria Sonor
Dopo il periodo del Covid mi sono avvicinato alla musica in un modo molto concreto: ho comprato una vecchia batteria acustica Sonor, piuttosto sgangherata. Non avevo l’ambizione di diventare un batterista e, pur provando a suonarla da autodidatta, non sono mai arrivato a padroneggiarla come avrei voluto.
Quella batteria, però, mi ha dato molto di più di quanto immaginassi. Innanzitutto è stata una valvola di sfogo, qualcosa che mi permetteva di staccare e trovare uno spazio tutto mio. E poi, poco alla volta, mi ha avvicinato al linguaggio della musica: il ritmo, il metronomo, i tempi, i BPM, la necessità di ascoltare e di stare dentro una struttura.
All’epoca non potevo saperlo, ma quell’infarinatura sarebbe tornata utile. Quando avrei iniziato a creare musica con altri strumenti, alcuni concetti non mi sarebbero più sembrati del tutto sconosciuti.
La scrittura era già parte di me
La scrittura, invece, mi accompagnava da tempo. Mi è sempre piaciuto mettere su carta pensieri, riflessioni, situazioni ed emozioni. Era un hobby personale, un modo per dare forma a quello che avevo dentro, senza pensare che quelle parole potessero un giorno diventare canzoni.
È importante partire da qui, perché IA Music Alternative Sound non nasce dalla voglia di usare l’intelligenza artificiale a tutti i costi. Nasce dall’incontro di due passioni che avevo già: scrivere e ascoltare musica. La tecnologia avrebbe semplicemente aperto una porta che, fino a quel momento, non avevo gli strumenti per attraversare.
Fine inverno 2024: un amico mi fa conoscere Suno
Tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera del 2024, un amico mi parla di Suno. Mi dice, più o meno: «Devi provarlo. So che ti interessa la tecnologia e secondo me è proprio una cosa che fa per te». Aveva ragione: la curiosità è stata immediata.
Era un Suno ancora agli inizi. Le possibilità erano limitate e i risultati, riascoltandoli oggi, erano spesso palesemente artificiali. Ma il punto, per me, non era avere subito una canzone perfetta. Era scoprire che potevo prendere un testo scritto da me e provare a sentirlo diventare musica, semplicemente davanti a un desktop.
Quella possibilità mi ha acceso qualcosa. Non perché bastasse premere un pulsante, ma perché per la prima volta avevo a portata di mano un modo per sperimentare concretamente con un’idea.
Imparare da solo, una prova dopo l’altra
Da lì ho cominciato a studiare e a sperimentare in modo sempre più serio. Ho letto, guardato tutorial, provato programmi, ascoltato i risultati, cambiato indicazioni e ricominciato. Ho cercato di capire che cosa fosse davvero un prompt, come dare comandi chiari, come scegliere le sonorità e come avvicinarmi a un risultato che avesse un senso musicale.
Ma presto mi sono reso conto che non bastava conoscere uno strumento AI. Dovevo imparare anche come si costruisce una canzone: che cosa fanno un’introduzione, una strofa, un ritornello, un ponte, uno stacco strumentale o un finale; come cambiano il ritmo e l’arrangiamento; perché un brano pensato per emozionare può avere una struttura diversa da uno pensato per ballare.
Ho iniziato a farmi una cultura personale, senza pretendere di sapere tutto. Anzi, più approfondivo, più mi accorgevo di quante cose ci fossero ancora da capire. L’autoformazione, i tentativi riusciti e quelli sbagliati sono diventati parte stessa del progetto.
Le prime canzoni, ascoltate da poche persone
Prima di pubblicare qualcosa, facevo ascoltare le mie prove a familiari e amici. I brani erano imperfetti, a volte il suono aveva ancora quell’effetto artificiale difficile da ignorare. Eppure qualcuno cominciava ad apprezzare i ritmi, le melodie, l’atmosfera. Arrivavano anche domande semplici: «Ma queste canzoni le fai ascoltare soltanto a noi?»
Dentro di me restava un dubbio. Piacevano davvero? Era il testo? Era la canzone? Oppure mi dicevano che erano carine soltanto per farmi contento? Non potevo saperlo. Ma proprio quel dubbio mi ha spinto a fare una prova più grande: lasciare che la musica incontrasse persone che non mi conoscevano.
Giugno 2024: nasce IA Music Alternative Sound
Nel giugno 2024 ho aperto il canale YouTube IA Music Alternative Sound. L’ho fatto senza grandi aspettative, per mettermi alla prova e capire se qualcuno, fuori dalla cerchia di amici e familiari, avesse voglia di ascoltare quello che stavo realizzando.
Anche il nome è stato una scelta precisa. Volevo che si capisse subito che l’intelligenza artificiale faceva parte della produzione. La trasparenza, per me, non è mai stata un dettaglio: volevo prendermi il merito di ciò che facevo davvero, non di ciò che facevano gli strumenti.
I testi li scrivo io. Sono mie le idee, i temi, le parole e le scelte che guidano ogni brano. Per la musica, le voci e molti elementi visivi utilizzo strumenti AI, che provo a dirigere attraverso indicazioni, ascolti, selezioni e correzioni. Non voglio far credere che dietro quelle voci ci sia una band o un cantante in carne e ossa. Voglio che si ascolti la musica sapendo come nasce.
Il canale ha cominciato a crescere lentamente. Ogni pubblicazione era un nuovo esperimento e, nello stesso tempo, un modo per capire qualcosa di più di questo mondo.
Marzo 2025: il primo traguardo inatteso
A marzo 2025 il canale aveva raggiunto mille iscritti e le ore di visualizzazione necessarie per entrare nel programma di monetizzazione YouTube. Quando ero partito, pochi mesi prima, non pensavo certo che avrei raggiunto un risultato del genere.
Non erano i soldi a contare: le cifre erano piccole e lo sono rimaste. Il significato era un altro. Quello che avevo aperto quasi per gioco aveva cominciato a costruire una sua piccola comunità di ascoltatori, con persone che tornavano, seguivano le uscite e si interessavano a nuove canzoni.
Intanto vedevo anche reazioni molto diverse all’uso dell’intelligenza artificiale. C’era chi non se ne accorgeva subito, chi cambiava atteggiamento dopo averlo scoperto e chi, semplicemente, restava sorpreso da quanto rapidamente stessero migliorando i risultati. Per me era un motivo in più per continuare a essere chiaro su ciò che facevo.
Uscire da YouTube e incontrare altre persone
Per un periodo YouTube è stato il mio unico vero spazio di pubblicazione. Poi alcune persone che seguivano il progetto mi hanno consigliato di provare anche altri social, soprattutto TikTok. Alla fine l’ho fatto, senza voler strafare: un passo alla volta, cercando prima di capire l’ambiente in cui stavo entrando.
Ho scoperto una community già molto attiva, persone che sperimentavano, condividevano esperienze, ascoltavano i lavori altrui e si confrontavano su tecniche e risultati. Anche quello è diventato un modo per imparare. Non soltanto per far conoscere le mie canzoni, ma per osservare come lavorano gli altri e mettere in discussione le mie abitudini.
Dal canale alle piattaforme musicali
Nel corso del 2025 ho deciso di provare anche la distribuzione musicale, portando una parte delle produzioni oltre YouTube, sulle principali piattaforme di ascolto. È stato un altro passaggio che ha richiesto organizzazione, attenzione ai file, alle copertine, ai metadati e alle modalità con cui presentare il catalogo.
Non era più soltanto questione di generare una canzone e pubblicare un video. Stavo imparando a seguire un progetto musicale nella sua interezza, dall’idea scritta fino alla distribuzione.
Le selezioni radiofoniche e le cose che ancora non sapevo
In questo percorso sono arrivate anche le prime selezioni nell’ambito di AI Music Generation, nel 2025. Il rapporto con le persone e con la community legata al format mi ha aperto nuove occasioni di ascolto, ma soprattutto nuove domande su come si prepara una produzione destinata anche a un contesto radiofonico.
Nel 2026, con l’avvio di AI Music Generation DJ, ho approfondito ulteriormente il lato più tecnico dei brani elettronici. Ho iniziato a guardare con maggiore attenzione a cosa significhi una versione radio edit, a come organizzare le battute, a cosa renda un pezzo più adatto a essere mixato, a che cosa siano un’introduzione o un’uscita DJ-friendly.
Ho capito sempre meglio quanto contino i tempi, le misure e perfino la matematica dentro una produzione: quando far entrare un elemento, quando toglierlo, come accompagnare chi ascolta o chi deve passare da una traccia all’altra. Alcune nozioni mi erano familiari; molte altre le ho scoperte proprio strada facendo.
Non considero queste esperienze un’etichetta con cui definire tutto il progetto. Le considero tappe di un percorso di apprendimento, anche grazie a chi ascolta, seleziona e condivide il proprio lavoro. C’è sempre qualcosa da imparare, se si è disposti a mettersi in gioco.
Dalle prime note alla produzione elettronica: il mio metodo di lavoro
Con il tempo ho iniziato a sperimentare anche un modo diverso di creare musica elettronica, cercando di unire strumenti musicali, software di produzione e intelligenza artificiale.
Il punto di partenza è il mio lavoro con il controller a pad Akai Professional MPD218 e con MPC Beats, dove costruisco personalmente le prime sequenze ritmiche e musicali. Da queste sessioni nascono tracce MIDI che rappresentano la struttura iniziale delle mie idee.
Già all’interno di MPC Beats trasformo queste sequenze in basi audio WAV. Il materiale musicale da cui parto non nasce semplicemente da una richiesta testuale all’intelligenza artificiale, ma da qualcosa che ho creato e organizzato io.
Nel mio spazio di lavoro utilizzo anche un’interfaccia audio M-Audio M-Track Duo e un microfono a condensatore Marantz Professional MPM-1000. Quest’ultimo mi serve principalmente per registrare parti cantate, ma lo utilizzo anche per catturare suoni e fare esperimenti sonori. Sono altri modi per partire da materiale reale e personale.
Successivamente porto le basi in Suno Studio, dove inizia un’altra fase del lavoro. Attraverso l’intelligenza artificiale e le indicazioni che fornisco personalmente, intervengo sui BPM, sugli incastri ritmici, sulla struttura e sugli arrangiamenti, cercando di perfezionare e adattare il materiale musicale all’idea che ho in mente.
È un processo fatto di prove, ascolti, modifiche e nuove indicazioni. L’intelligenza artificiale mi permette di sviluppare e trasformare le basi iniziali, ma sono io a scegliere la direzione musicale e il risultato che voglio raggiungere.
Quando il brano prevede anche una parte cantata, passo all’inserimento del testo, scritto da me, e alla creazione o elaborazione della voce attraverso Suno, secondo il risultato che voglio ottenere. Lavoro sulle caratteristiche vocali, sull’interpretazione e sul modo in cui la voce deve inserirsi nella musica.
Non suono per sostituirmi a un musicista professionista e non utilizzo l’intelligenza artificiale soltanto per ottenere una canzone pronta. Suono e creo le prime basi per avere un punto di partenza personale, che poi sviluppo attraverso gli strumenti AI.
È proprio questa combinazione tra creatività umana, sperimentazione musicale e tecnologia che mi interessa esplorare, soprattutto nel mondo della musica elettronica.
La mia prima selezione e il primo passaggio in radio
Ci sono due momenti che ricordo con un’emozione particolare e che voglio condividere con chi segue questo progetto. Nel primo video c’è la prima volta in cui una mia canzone viene selezionata per la radio. Nel secondo c’è la prima volta che la sento passare in radio. Per me è stata un’emozione vera, difficile da spiegare: erano traguardi che non mi aspettavo quando avevo cominciato a fare le prime prove davanti al computer. Rivedere e riascoltare quei momenti mi emoziona ancora oggi.
Guarda la mia prima selezione per la radio su TikTok
Ascolta la prima volta che una mia canzone va in radio su YouTube
Un milione di visualizzazioni: più domande che risposte
Poi è arrivato anche il superamento del milione di visualizzazioni su YouTube. È stato uno di quei momenti che ti fanno fermare a pensare. Non significa un milione di persone diverse, naturalmente, e io stesso mi chiedevo quante volte i brani fossero passati su un telefono, un computer o una televisione; quanto contasse la curiosità di un clic e quanto, invece, l’ascolto vero.
Guardavo anche le impressioni e una percentuale di clic che, in un certo periodo, si aggirava intorno al quattro per cento. Non cercavo di trasformare i numeri in qualcosa che non erano. Ma erano abbastanza per farmi una domanda: se tutto questo è nato da una semplice prova, perché non provare davvero a vedere dove può arrivare?
2026: anche questo sito fa parte del percorso
Da quella domanda nasce anche la voglia di dare a IA Music Alternative Sound uno spazio tutto suo. Un sito in cui raccogliere la musica, i video, le nuove uscite e i racconti che, dentro la velocità dei social, spesso restano sullo sfondo.
Non ho iniziato per inseguire un traguardo preciso, e non so dove porterà questo percorso. So però che la scrittura, la musica e la curiosità continuano a darmi qualcosa. Gli strumenti cambiano, le possibilità aumentano, ma tutto parte ancora dalla voglia di imparare, sperimentare e condividere.
Non cerco di arrivare da qualche parte a tutti i costi. Voglio continuare a dare voce a ciò che ho da dire, con i miei testi, le mie idee e il mio modo di vivere la musica.
È questo, oggi, ciò che c’è dietro IA Music Alternative Sound. E la storia, per fortuna, non è ancora finita.